Di fame, d’amore e di libertà

Abbiamo amato.
Ci hanno coperto di fame, e abbiamo amato pure quella.
Per questo siamo liberi.

Primo spettacolo prodotto dalla compagnia, nasce come lavoro di ricerca sulla musica popolare italiana, un percorso sia musicale che antropologico, nel quale è l’essere umano che si manifesta prepotentemente e parla attraverso quella che oggi viene definita “musica popolare”, ovvero quell’infinito repertorio di composizioni spesso anonime accomunate dalla caratteristica di essere musica senza padroni, mai nata e mai finita, eterna ed immortale, ed in continua trasformazione, mai uguale a se stessa, capace di conservare e rendere eterna anche una sola piccola cellula di ogni essere umano a cui sia passata nelle mani o nella voce. Da qui parte un viaggio alla scoperta della chiave che permette ad ogni essere umano di aprire ogni porta ed abbattere ogni confine nel quale soprusi, oppressione e fame ci rinchiudono ogni giorno.

Presentato in anteprima assoluta nel 2013 a Napoli in occasione della festa del Collettivo degli operatori sociali, e in prima nazionale lo stesso anno a Mercantia, lo spettacolo non prevede uno specifico allestimento: in teatro vengono utilizzati solo alcuni oggetti, mentre sono stati utilizzati allestimenti particolari quando è stato rappresentato in siti storici con specifica destinazione d’uso (antichi mulini, ex manicomi, borghi abbandonati, ecc.).

Le passanti

Io sono bellissima.
Io sono sacra.

“Le passanti” nasce da numerose storie di donne comuni raccolte nel corso degli anni, storie vere, spesso molto diverse fra loro, ma tutte accomunate dall’infelicità. Rendendo omaggio all’artista che meglio ha saputo raccontare l’essere umano, lo spettacolo apre una finestra su ognuna di queste storie attraverso le donne immortalate nelle canzoni di Fabrizio De Andrè. A raccontare queste storie è proprio una donna, che le racchiude tutte, e ripercorre la propria vita e le proprie emozioni cantando, sola nella sua stanza, nel suo regno, nella sua intimità, per accorgersi finalmente di essere al centro del suo mondo, ma soprattutto per scoprire che l’infelicità, in fondo, è solo l’incapacità di riconoscere la propria bellezza.

Presentato in anteprima assoluta a Certaldo presso il festival internazionale “Mercantia” nel 2018, lo spettacolo è adatto principalmente ad un pubblico adulto. Prevede un allestimento piuttosto importante, di cui fanno parte una serie di illustrazioni originali che vengono esposte in modo da poter essere guardate dal pubblico prima e dopo lo spettacolo: le stesse illustrazioni fanno parte di una pubblicazione editoriale prodotta insieme allo spettacolo che ne raccoglie le storie.

La voce delle case abbandonate

In un tempo in cui gli aeroplani erano ancora di legno e stoffa,
partì su un dirigibile per esplorare il Polo Nord,
e lì rimase per sempre, congelato mentre si allacciava una scarpa.

Le persone passano, le case restano. E dentro le case, anche se ormai disabitate, rimane sempre qualcosa delle persone che vi sono passate, perché lì dentro hanno vissuto talmente forte che le loro risate, le loro lacrime e il loro sudore rimangono anche quando chi le ha lasciate se n’è andato. “La voce delle case abbandonate” è uno spettacolo che nasce dalla consapevolezza che la memoria delle storie dei nostri avi è un tesoro inestimabile, perché rappresenta il segno e l’insegnamento che la nostra piccola mano può scrivere indelebilmente nel grande libro della storia dell’umanità; è un racconto di musica e parole, è la storia di tutti e di nessuno, ed è un invito a tutti a prendersi cura del proprio tesoro.

Spettacolo musicale presentato in prima nazionale presso il borgo abbandonato di Col di Favilla in occasione del Solstizio d’Estate 2022, lo spettacolo, liberamente ispirato all’omonimo libro di Mario Ferraguti, è composto esclusivamente di testi drammaturgici originali e musiche della tradizione.

Grazie dei fiori

Oggi ho ricevuto dei fiori, stranamente.
Dico stranamente, perché oggi non è il mio compleanno,
né qualche altra festa comandata.

La violenza su una donna ha tante facce, e tutte operano congiuntamente. C’è la violenza fisica, disgustosa e gretta distruzione; c’è la violenza psicologica, subdola, invisibile e infinita tortura; c’è la violenza istituzionale, sistematica vessazione travestita da stato di diritto. “Grazie dei fiori” riesce a rappresentare con la pura emozione, senza sovrastrutture intellettuali e con una linearità agghiacciante, il meccanismo esatto con cui il sistema della violenza su una donna porta a compimento la sua opera mostruosa; un monologo di Elisa Tommasi, arricchito dalle musiche eseguite dal vivo da Lohengrin Di Ponio, che grida la necessità di andare oltre il dibattito intellettuale e l’azione propagandistica per poter riuscire a debellare un sopruso disumano che già troppo ampiamente ha preso piede nelle nostre società.

Rappresentato in anteprima assoluta a novembre 2023 in occasione dell’incontro “La non-cultura della violenza: patriarcati vecchi e nuovi” promosso dal Comune di Vernio, e presentato in prima nazionale a Prato a marzo 2024 per la rassegna “Arte è Salute”, lo spettacolo è un monologo scritto, interpretato e cantato da Elisa Tommasi. Presto disponibile anche il video promozionale.